L’asta ambivalente

L’asta di ieri sui titoli del Tesoro decennali, triennali e settennali con tasso indicizzato, benché si trattasse di un mercato rarefatto di fine anno, consente una diagnosi abbastanza chiara della situazione. Innanzitutto risulta confermato che la politica della Bce di offerta alle banche di prestiti triennali all’1 per cento funziona anche per calmierare il mercato del debito pubblico, sebbene non sia questa la sua principale missione.
16 AGO 20
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L’asta di ieri sui titoli del Tesoro decennali, triennali e settennali con tasso indicizzato, benché si trattasse di un mercato rarefatto di fine anno, consente una diagnosi abbastanza chiara della situazione. Innanzitutto risulta confermato che la politica della Bce di offerta alle banche di prestiti triennali all’1 per cento funziona anche per calmierare il mercato del debito pubblico, sebbene non sia questa la sua principale missione.
Infatti il Tesoro ha venduto 3,53 miliardi di titoli triennali a un tasso del 5,62 per cento, contro il 7,89 dell’asta precedente. La domanda era di 3,46 miliardi ed è rimasta insoddisfatta per quasi il 30 per cento. Invece i Btp decennali, per i quali non funziona il prestito triennale di Bce, hanno registrato un prezzo del 6,98 per cento. Ci si può consolare considerando che l’asta precedente aveva fatto segnare un preoccupante 7,56 per cento e che la domanda insoddisfatta è stata attorno al 34 per cento.
Ma a quel prezzo, ciò non costituisce una particolare soddisfazione, dato che la quota 7 (confermata dallo spread sul mercato secondario) segnala il permanere di una situazione di stress. Dopo un decreto severo come quello varato dal governo Monti, ciò indica che la manovra economica finora non ha del tutto convinto i mercati. E’ però vero che la combinazione fra il 7 per cento per i titoli a lungo e il 4,5-5,5 per quelli a medio-breve termine allevia la difficoltà congiunturale.
E si spiega anche con i dubbi che riguardano l’euro nel suo complesso. Che ci sia di mezzo anche la debolezza della moneta comune europea è dimostrato dallo scarso gradimento che hanno ricevuto i titoli a sette anni indicizzati in euro, venduti al tasso del 7,42 per cento, per un ammontare modesto di 803 milioni. Il differenziale negativo di 0,43 punti pari al 6,1 per cento sui Bpt indica che le prospettive del cambio dell’euro verso le principali valute, per il medio-lungo termine, non sono positive.
Ciò che esprime chiaramente l’asta di ieri è che al governo Monti manca chiaramente una politica della crescita. Ma sembra di capire che la valutazione sarebbe stata migliore se l’Europa nel suo complesso fosse orientata vigorosamente su un’impostazione meno vincolistica e depressiva di quella dettata di fatto da Berlino.